Cresciamo insieme

Quando mio figlio o mia figlia piange, come mi comporto?

Cresciamo insieme
blog-cover-halloween

Proseguiamo l’approfondimento legato al mondo del gioco e al modo in cui i bambini manifestano le proprie richieste, talvolta con pianti e capricci. Come regolarsi? Assecondando la loro volontà? Distraendoli? Allontanandoli finché non si calmano? Ci aiuta a riflettere la Dott.ssa Paola Nicolini, psicologa psicoterapeuta e docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione all’Università degli Studi di Macerata. 
"Occasionali manifestazioni di ostinazione in bambini di età compresa fra i 15 mesi e i 3 anni appartengono al normale processo di maturazione. In questa fase, infatti, essi iniziano a sviluppare la propria volontà e cercano di imporla, anche per dimostrare a se stessi il proprio valore ed esplorare le possibilità di andare oltre ciò che viene indicato e concesso dai grandi. 

La delusione può condurli a reazioni forti, perché non sono ancora in grado di gestire i sentimenti connessi allo sconforto o al rifiuto. Secondo Cierpka (2007) protestare rabbiosamente, piangere, buttarsi per terra strillando e tutte le manifestazioni di ostinata ribellione o rifiuto di regole, sono comportamenti che fanno parte di un fase dello sviluppo e, come afferma Renè Spitz (1975), “l’ostinazione e il pianto sono manifestazioni della volontà del bambino”. 

Ma per imparare a non farsi dominare da sentimenti come la rabbia e la delusione i “piccoli ribelli” hanno bisogno del sostegno dei genitori. Non sempre è giusto assecondare la volontà del bambino che spesso si serve del pianto o della “lagna” per ottenere un permesso, un gioco, un oggetto che inizialmente è stato precluso o vietato; è importante che i genitori si interroghino sul valore delle richieste e sappiano dare risposte educative, evitando di concedere solo per evitare al bambino la sofferenza, sebbene momentanea o anche, in qualche caso, per non voler farsi carico della fatica che comporta stare accanto a un bambino quando fa un capriccio. 

Talvolta per calmare un bambino che piange i genitori promettono un regalo, spesso un gioco. Bisogna essere attenti in questo tipo di azioni, perché il regalo assume una funzione di gratificazione o di consolazione che non sempre sono le risposte adeguate e coerenti a un pianto di capriccio o di affermazione di sé. Promettere un regalo non dovrebbe fungere da distrazione, va invece bene per sottolineare l'acquisizione di un comportamento richiesto, per riconoscere l'avvenuto raggiungimento di una tappa di sviluppo, per compensare una necessaria privazione come quando il bambino è malato o un genitore si deve allontanare per qualche tempo. 

Se è il bambino a indicare un gioco o un giocattolo come regalo, è bello e utile che gli si lasci il tempo di maturare il desiderio, non solo per essere sicuro di volerlo, ma anche perché lo stato di desiderio è di norma la parte più gradevole e interessante del processo che conduce verso l'appagamento. Se il bambino piange o fa i capricci troppo spesso e in modo irritante, il suo comportamento può mettere in difficoltà i genitori, soprattutto quando le scenate si consumano fuori di casa e davanti a un pubblico di estranei. In questo caso è importante soprattutto mantenere la calma e la lucidità: i genitori si renderanno conto che gli attacchi non sono diretti personalmente contro di loro, ma che rappresentano innanzitutto il tentativo del bambino di conquistare un po’ di autonomia e magari di ottenere qualcosa. 

Per far fronte a questi episodi è consigliabile che i genitori sviluppino strategie condivise, adottando stili di comportamento ispirati a uno stesso sistema di valori. Nel caso di attacchi di ostinata ribellione e di infrazione delle regole e di divieti, vale la pena di costruire alternative per il bambino, per dare la possibilità di abbandonare la sua posizione di intransigenza senza che si senta umiliato, e di adattarsi dunque più serenamente alla volontà dei genitori. 

Talvolta offrire al bambino il suo giocattolo preferito può essere un modo di dispensare conforto e di aiutare il “piccolo ribelle” a calmarsi. Se un genitore si accorge che i continui attacchi di ostinata ribellione del bambino provocano un’irritazione troppo forte, può essere sensato che si allontani un po’ dalla scena durante lo scontro, lasciando all'altro genitore o altro adulto presente di occuparsi del bambino. 

Queste piccole pause di riflessione sono infatti molto utili per impedire un’ulteriore escalation della situazione di conflitto. Come afferma Selma Fraiberg (1959), psicanalista infantile americana: “l’ostinazione è una dichiarazione d’indipendenza dei bambini, un atto di autoaffermazione, non una congiura contro il governo dei genitori”. 

Quindi anche quando i bambini piangono o manifestano sentimenti negativi come la rabbia, è utile che i genitori continuino a trattarli con comprensione, per trasmettere loro il messaggio “ti amiamo anche se piangi o sei arrabbiato”, prendendo consapevolezza che il pianto e i capricci fanno parte del processo di crescita e sono comunque manifestazioni di disagio o di costruzione della propria identità". 

Anche la scelta del gioco rappresenta un momento delicato per un genitore, spesso associato alla consolazione per un capriccio o come fonte stessa del pianto. Ci chiederemo anche se esistono giochi “buoni” o “cattivi”, addentrandoci in questo appassionante dibattito nella prossima puntata.

Commenti