Cresciamo insieme

Il ruolo del gioco nello sviluppo

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L’importanza del gioco nello sviluppo di un bambino è stata dimostrata da tempo: giocando un bimbo impara ad avvicinarsi al mondo, a esplorarlo e a socializzare. Vediamo come, grazie alla Dott.ssa Paola Nicolini, psicologa psicoterapeuta e docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione all’Università degli Studi di Macerata. 

"Quanto al gioco, studi neurofisiologici hanno evidenziato come nel corso dello sviluppo il gioco aumenti progressivamente, per poi diminuire altrettanto progressivamente, così come avviene nel processo di crescita cerebrale. Le due curve, quella del gioco e quella dello sviluppo cerebrale, coincidono e toccano il culmine nella fase che precede l’adolescenza, un periodo di grande turbolenza in termini di cambiamenti cerebrali. 

È in questa fase, ossia negli anni della seconda infanzia e in quelli che precedono lo sviluppo sessuale, che si forma un gran numero di contatti sinaptici tra i neuroni e che “prende forma” il cervello, grazie a una stabilizzazione dei circuiti nervosi che svolgeranno un ruolo essenziale negli anni successivi. Studi scientifici effettuati da Jaak Panksepp e Steve Siviy (1984) indicano come, nella corteccia cerebrale degli animali che giocano, aumenti fortemente una proteina, la cosiddetta c-FOS, una spia della stimolazione e della crescita delle cellule nervose: cosicché quando il gioco dei piccoli (ad esempio primati non umani) viene artificialmente ridotto, risulta ridotto anche lo sviluppo della corteccia frontale e, con esso, anche le competenze sociali necessarie alla comprensione dell’altro. 

Un dato che fa riflettere sulle possibili conseguenze legate all’assenza di gioco nell’infanzia o a una sua forte limitazione. L’attività ludica è quindi essenziale allo sviluppo affettivo e cognitivo del bambino, è educativa in sé e i giocattoli sono preziosi strumenti a favore dell’apprendimento. Da un punto di vista evoluzionistico Karl Groos (1896) sostiene che nella selezione naturale il gioco è un mezzo per assicurare che gli animali allenino le capacità di cui hanno bisogno per sopravvivere e riprodursi. 

Gross estende le sue intuizioni sul gioco degli animali agli esseri umani. Gli esseri umani, avendo molto più da imparare rispetto alle altre specie, sono i più giocosi tra tutti gli animali. I bambini, rispetto ai cuccioli, devono apprendere varie abilità a seconda della cultura in cui crescono, quindi la selezione naturale negli esseri umani ha sviluppato una forte iniziativa nei bambini a osservare le attività dei più grandi, per poi incorporarle nelle loro attività di gioco. Gross afferma che in ogni cultura i bambini, quando hanno il permesso di giocare liberamente, non lo fanno solamente per sviluppare le abilità che sono importanti per qualunque popolo (come correre e camminare), ma anche per sviluppare le abilità adatte alla propria cultura specifica di appartenenza, (tipo tirare con l’arco e la freccia o radunare il bestiame). 

L’universalità del gioco e la centralità che esso assume nell’infanzia dell’uomo, come in quella degli animali, lascia intuire che deve trattarsi di un’attività essenziale al buon funzionamento psicofisico. I giochi consentono quindi di avvicinarsi al mondo in modo lieve, di esplorarlo senza fatica e senza paura, di calarsi in molti ruoli, cioè in definitiva di socializzare e di imparare. Il dibattito sui giocattoli “buoni” o “cattivi” ha origini molto antiche. 

Il filosofo Locke verso la fine del Settecento raccomandava ai genitori di non comprare troppi giocattoli perché la sovrabbondanza genera insoddisfazione nei bambini: affermava inoltre che i giocattoli costruiti dai bambini stessi, con materiali naturali, erano da preferire a quelli comprati perché stimolavano l’apprendimento e la fantasia. Troviamo idee simili nelle opere di pedagogisti illustri quali Froebel, Steiner, Montessori

Il dibattito sui benefici e sull’importanza del gioco ha accompagnato la riflessione educativa nel corso dei secoli fino ad arrivare alla situazione odierna, nella quale il gioco viene considerato una componente dello sviluppo infantile e pertanto materiali e spazi destinati a esso sono presenti anche nelle scuole e sono stati incorporati nei curricola scolastici, adattandoli ovviamente alle diverse età"

L’avvento dei giochi educativi ha rappresentato una novità nello stile di consumo dei giocattoli. “Divertirsi imparando”, questo è il motto. Non ci resta che darvi appuntamento alla prossima puntata, per un’appassionante immersione nella storia dei giochi dalle origini a oggi!

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