Cresciamo insieme

Giochi multimediali: i rischi e le opportunità

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Abbiamo esplorato molti aspetti del gioco multimediale e ora, arrivati all’ultima puntata, cercheremo di rispondere a una domanda ricorrente dei genitori: che ruolo avere nei confronti del bambino che si approccia a un videogioco? Quali gli effetti benefici e i rischi? Ci risponde la Dott.ssa Paola Nicolini, Psicologa Psicoterapeuta e docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione all’Università degli Studi di Macerata. 


I dati statistici mostrano che i giochi multimediali sono i più desiderati e gettonati. I vostri figli sono spesso più attratti da questa tipologia di giochi rispetto a quelli più tradizionali. È opportuno che voi conosciate a fondo questi giochi, il loro contenuto, il modo in cui i vostri figli giocano e il significato che viene a loro attribuito. 

Sedetevi perciò accanto ai vostri figli e osservateli, sarete stupiti dal loro coinvolgimento, dall’impegno che mettono e dalla loro abilità nel giocare. Fatevi spiegare le regole del gioco, la tipologia dei personaggi, l’ambientazione storica delle vicende, per verificare se hanno compreso le dinamiche insite nell'interazione ludica richiesta. Non abbiate paura o timore nel prendere il “Joystick” in mano, giocate con loro e fatevi guidare; i vostri figli saranno felici che voi vogliate condividere anche il momento del gioco e del relax, persino potranno stupirsene ed esservi grati. Inoltre, solo giocando capirete in prima persona i limiti e le opportunità offerte dal gioco; conoscendo vostro figlio, il suo modo di giocare, le sue paure e le eventuali sue difficoltà, saprete anche concretamente se quel gioco è idoneo a lei o lui e alla sua età. Anche nel gioco, infatti, il genitore dovrebbe mettere in campo un ruolo di guida e di supporto. 

Essere accanto ai figli e discutere del loro utilizzo dei videogiochi assolve anche a un'altra funzione importante, vale a dire che parlando del gioco si può trovare un piacere altrettanto grande di quello che si ottiene giocando. Infatti il dramma di alcuni bambini che si dedicano in maniera ripetitiva e stereotipata ai giochi deriva spesso dalla loro incapacità di riuscire a gestire lo stress emotivo della prima partita, diversamente da quanto avviene nell’impegnarsi in una seconda, e così via. Rinchiudersi nel videogioco obbedisce allora a un circolo vizioso senza fine: le eccitazioni che in esso si provano si trasformano in frustrazioni per il fatto che non possono essere condivise, e questa frustrazione provoca il desiderio di giocare di nuovo per mostrare a se stessi di essere capaci di gestire in modo soddisfacente un’eccitazione ancora maggiore. Tutte le nuove situazioni di eccitazione che si provano contengono infatti la loro parte di frustrazione: il giocatore non è mai completamente soddisfatto della sua prestazione e immagina sempre di poter fare meglio. Quando vince, può anche pensare di non averlo fatto abbastanza velocemente o nel modo più elegante. E quindi gioca ancora, ancora e ancora. Purtroppo, però, il suo crescente impegno è accompagnato il più delle volte da una crescente frustrazione. 

È qui che i genitori possono svolgere un ruolo fondamentale: mostrando che la tensione emotiva provocata dal gioco può essere elaborata soltanto condividendola. Può trattarsi di parlare del gioco, ma anche, nel caso di bambini più piccoli, di fare dei disegni sul gioco, o meglio ancora, di mimare delle scene del gioco che li hanno colpiti particolarmente. Infine, i genitori possono interessarsi alle immagini che il bambino manipola in modo da socializzare il suo interesse per alcuni giochi, e possono anche apprezzare le sue performance in modo da portarli sulla strada dei giocatori di tipo 3, ma soddisfatti. Perché il motore principale di questi giochi il più delle volte non è il piacere, ma la frustrazione! Il giocatore gioca e rigioca ancora perché è frustrato nelle sue aspettative e nelle sue aspirazioni, con il rischio di impegnarsi in partite che lo emarginano sempre più. 

Rompere questo circolo della frustrazione è possibile solo contrapponendo a esso una gratificazione sociale. Per fortuna è qualcosa che i bambini il più delle volte fanno spontaneamente; quando non ci riescono, spetta ai genitori aiutarli. Questo ruolo è tanto più importante in quanto i videogiochi hanno tutto per sedurre! Propongono infatti delle gratificazioni graduate promettendo continuamente ulteriori performance esaltanti. Un bambino che ha, o ha avuto, problemi di interazione, di gratificazione sociale o anche di eccitazione, corre sempre il rischio di gettarvisi a corpo morto per tentare di compensare ciò che manca o che è mancato in una fase del suo sviluppo. 

Altro ruolo fondamentale del genitore è la sua supervisione sulla scelta del videogioco da dare al proprio figlio e fungere così da guida per una scelta consapevole e “sana”, specifica per il livello di sviluppo. Dalle analisi di contenuto effettuate, risulta che nei videogiochi presenti sul mercato nel 2001 l’incidenza dei temi violenti era di circa il 60%: tale percentuale raggiungeva il 90% nei giochi riservati agli adolescenti. Più in particolare, la presenza di temi violenti significa aggressioni intenzionali, la necessità di atti violenti per avanzare nel gioco, premi ai killer. E su questo bisogna fare molta attenzione, perché non è vero che il contenuto violento aiuta a scaricare l'aggressività. 

Al contrario! Il contenuto violento dei giochi può invece agire come stimolo ai comportamenti aggressivi, attraverso la mediazione di tre processi psicologici: l’evocazione di pensieri violenti, l’attivazione di sentimenti ostili e l’induzione di uno stato di eccitazione. Sono stati evidenziati effetti di desensibilizzazione associati alla diminuzione di azioni prosociali, come se il prolungato coinvolgimento in atti violenti comportasse un indebolimento dei processi empatici verso le vittime. Per quanto riguarda la percezione della realtà, interpersonale e individuale, sono stati identificati effetti di alterazione analoghi a quelli osservati nei soggetti a elevato consumo televisivo. 

Un’altra preoccupazione non da poco, sulla percezione alterata della realtà, è relativa alla rappresentazione stereotipata del genere femminile, spesso offerto come semplice oggetto sessuale. Nella direzione opposta sono stati esaminati anche gli effetti benefici dei videogiochi: sono stati documentati nei giocatori tempi di reazione più rapidi, capacità di anticipazione e pianificazione, una migliore coordinazione occhio-mano, abilità elevate di elaborazione delle informazioni visive

Come per molte delle interazioni dei bambini, la presenza affettuosa e attenta di adulti che si dedicano alla loro cura è l'unico strumento efficace contro ogni possibile deviazione da usi corretti e divertenti, e non solo nel campo dei giochi multimediali!

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