Cresciamo insieme

C'è gioco e gioco! E poi, attenzione alla pubblicità

Cresciamo insieme
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Abbiamo visto come gestire al meglio le richieste del bambino riguardo ai regali desiderati. Oggi invece facciamo un breve tuffo nella storia dei giocattoli e nell’importanza dei giochi educativi con la Dott.ssa Paola Nicolini, psicologa psicoterapeuta e docente di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione all’Università degli Studi di Macerata. 

"Il fenomeno dell’industria e del mercato dei giocattoli è relativamente recente: in Europa l’industria dei giocattoli cominciò a espandersi tra il 1880 e il 1890: venivano prodotti carri dei pompieri, trenini, soldatini, bambole e case di bambole, anche se, all’epoca, l’acquisto dei giocattoli era riservato alle famiglie di benestanti ed era diffuso invece l’intervento di genitori nel costruire giocattoli per i loro figli. 

Negli Stati Uniti, all’inizio del Novecento, l’American Toy Manufacturers Association associa le teorie educative alla promozione dei giocattoli, sottolineandone la funzione evolutiva: cominciano a diffondersi reparti speciali nei grandi magazzini, mostre di giocattoli, offerte speciali per il Natale (Kline, 1995). 

Gli anni del baby-boom, nel secondo dopoguerra, sono caratterizzati da maggiore attenzione nei confronti dei bisogni dell’infanzia e iniziano le prime produzioni di giocattoli e giochi su larga scala, legati anche alla pubblicità: un’industria leader del settore, la Mattel, scopre il potere promozionale della televisione, verificando che gli oggetti passati in TV sono più eccitanti di altri agli occhi dei bambini e acquistano un valore aggiunto rappresentato proprio dal fatto che i bambini li riconoscono come “oggetti visti in televisione” (Kline, 1995). 

Il rapporto tra televisione, pubblicità e scelta dei giocattoli è molto stretto, come dimostrano numerose ricerche condotte in Canada, Olanda, Norvegia, Stati Uniti. Uno studio condotto in Canada da Stephen Kline (1995) su un gruppo di bambini dai 6 ai 9 anni di età evidenzia il collegamento tra i programmi televisivi favoriti dai bambini, la pubblicità e i temi di gioco: televisione e gioco occupano il 75% del tempo libero trascorso a casa dal campione, le preferenze dei programmi sono differenziate per genere e vi è una correlazione altamente significativa tra i personaggi dei programmi televisivi, i giocattoli e i temi di fantasia dei bambini. 

In alcuni casi, i bambini del campione, nel giocare, fanno esplicito riferimento al programma televisivo per spiegare le regole del gioco, in altri invece gli elementi osservati in televisione vengono adattati alla situazione ludica: nell’insieme, osserva l’autore, il gioco dei bambini è imitativo in quanto essi riproducono nella situazione simbolica in modo abbastanza convenzionale quanto hanno osservato in televisione (Kline, 1995). Un risultato analogo è emerso anche dalla ricerca sui giochi dei bambini e delle bambine osservati nel contesto della scuola dell’infanzia: infatti, i ruoli caratteristici assunti dai bambini nei giochi di fantasia erano, tra gli altri, i “Gargoyles”, “Sailor Moon”, i cagnolini de “La carica dei 101”, tutti i personaggi televisivi o cinematografici che, al momento delle osservazioni, erano molto popolari tra i bambini. Negli ultimi anni si sta verificando un’inversione sullo stile di consumo dei giocattoli grazie all’avvento dei giochi “educativi”

La prospettiva pedagogica alla base dei giochi educativi è la teoria costruttivista secondo la quale la conoscenza si costruisce attraverso l’azione: un coinvolgimento attivo nell’apprendimento ne faciliterebbe l’assimilazione. 

Questi giochi rappresentano benissimo il concetto di “edutainment”, contrazione dell’inglese “educational entertainment”, cioè “divertimento educativo”. Il giocatore è immerso in una missione che richiede l’esecuzione di azioni appropriate per raggiungere il proprio obiettivo: questa è la componente ludica. La parte educativa consiste nell’aggiungere al gioco esercizi scolastici, come somme o sottrazioni, che spesso sono considerate noiose dagli allievi se fatte in modo astratto e non contestualizzato. 

Per i genitori è un aiuto: sanno che i loro figli hanno voglia di giocare, ma vogliono che imparino anche, ad esempio, le tabelline. Perciò tutti sono soddisfatti se un gioco fa divertire e permette al tempo stesso di imparare la matematica. I giochi educativi non si rivolgono più soltanto ai bambini: anche gli adulti sono sempre più spesso invitati a migliorare le proprie prestazioni intellettuali attraverso i cosiddetti “giochi seri”, che si propongono di insegnare i rudimenti di alcune materie, di ritardare l’effetto dell’invecchiamento o di perfezionare la conoscenza di una lingua straniera. 

In ogni caso, il gioco educativo è finalizzato a rendere divertente l’apprendimento e in nessun caso deve far diventare noioso il gioco". 

Quale momento migliore del Natale per donare un gioco educativo al vostro bimbo? Nell’ultima puntata vi daremo qualche consiglio sulla scelta dei regali da fare… Voi, intanto, pensateci su!

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